SCIENCE in DIPLOMACY




E' una idea su cui lavoro da tanto, da quando venuto a Bruxelles nel 2011 mi sono reso conto che il processo di "supporto scientifico alle decisioni" in ambito diplomatico e' molto ambiguo, e contrasta con quello di lobby. A mio parere, per aggiungere al consenso un impatto nelle decisioni, si necessita di un approccio diverso da quanto solitamente viene adottato nella diplomazia: manca infatti un aspetto fondamentale quando le due comunità vengono in relazione tra loro: l'approccio scientifico, senza assegnare ruoli dominanti nella gerarchia che unirebbe le comunità.

Non si tratta quindi di trovare un compromesso, o limitarsi a cercare una terminologia o un linguaggio comune, a consultare scienziati nel proporre giudizi o soluzioni, ma di costruire un “ponte” tra descrizioni diverse della realtà. A volte all'interno stesso della comunita' scientifica assisiamo a mancanza di dialogo tra le cosiddette scienze “dure” e quelle umanistiche, o addirittura all’interno stesso delle scienza dure. Nel campo scientifico, la difficolta' nell'unire diverse descrizioni della realta', come passare da fisica a chimica, a biologia, medicina ecc., avviene attraverso la ricerca delle bridge laws e comunque deve affrontare complessita' mano mano piu' elevate, senza spesso adottare il giusto approccio ai sistemi complessi stessi. Quanto propongo non auspica pero' a trovare “leggi” che leghino scienziati e decisori, ma a stimolare un processo che possa adottare un approccio innovativo: quel concetto di science diplomacy, focalizzandosi sugli aspetti di science “IN” diplomacy, e che non deve essere necessariamente limitato all’ambito diplomatico, ma in ogni contesto decisionale.

Il concetto di "Science Diplomacy" e la sua percezione sono cambiati negli ultimi decenni. Solitamente si riferisce a tre tipi principali di attività: • "Scienza nella diplomazia": quando la consulenza scientifica informa e sostiene l'azione di politica estera. • "Diplomazia per la scienza": quando la diplomazia facilita la cooperazione scientifica internazionale. • "Scienza per la diplomazia": quando la cooperazione scientifica può facilitare / migliorare le relazioni internazionali.

Oggigiorno, le sfide globali affrontano la complessità del sistema socio-economico e della governance, coinvolgendo una varietà di variabili e parti interessate. I sistemi complessi sono caratterizzati dalla difficoltà di fare previsioni accurate sulla loro evoluzione, che può portare a cambiamenti bruschi, più rapidi della capacità di influenzare diversamente, con conseguenti difficoltà geopolitiche da gestire. Il diluvio di dati e notizie, oltre alla necessità di rafforzare la stabilità e la resilienza dei sistemi, richiede un rinnovato approccio al ruolo della scienza nel sostenere le decisioni politiche.

Spesso gli scienziati hanno difficoltà a fornire consigli salienti e responsabili per l'adozione di azioni efficaci. Spesso la mancanza di comprensione e conoscenza tra le diverse realtà porta ad un dialogo sterile, altre volte la scienza si comporta come addirittura una lobby come altre. In questo caso, anche le relazioni dialettiche e dinamiche tra i diversi "contendenti" possono essere più rilevanti dell'evidenza. Ma come diceva Einstein, la scienza ha dei limiti, ma e' meglio della magia! L'introduzione di un approccio scientifico nella negoziazione e comprensione dei fondamentali nell'interazione tra informazione e dipendenza dal contesto, può avere un impatto in una trasformazione culturale dei processi negoziali e decisionali, in una sorta di Diplomazia della Scienza 2.0, in cui scienza e diplomazia possono intrecciarsi per riuscire a fornire suggerimenti e soluzioni basati sulla conoscenza.

In questo contesto, l'area mediterranea, in particolare le sfide associate alla sfide marino-marittime, può mostrare uno dei sistemi più complessi in termini di ambiente, attività umane, regolamentazione, governance, settori industriali, scenario geopolitico. È necessario un approccio ecosistemico, comprendente variabili sociali, economiche e politiche, per individuare iniziative appropriate per affrontare le sfide. Se i confini geografici per un approccio esaustivo a un problema dovrebbero essere definiti dalle specificità del problema, spesso i problemi reali sono effettivamente i confini politici. Ad esempio, gli impatti degli sversamenti di petrolio, dove i modelli della circolazione marina possono stabilire i confini della diffusione dei contaminanti, ma la regolamentazione, la capacità tecnologica, gli interessi, le competenze e gli accordi possono influenzare drasticamente le decisioni per l'intervento. La scienza può quindi supportare non solo soluzioni tecniche ma come costruire un valore condiviso tra ricerca, industria, autorità pubblica, società civile e ambiente.

P.F. Moretti coordina il progetto School4SID che mira a disegnare una serie di scuole di formazione. Tale disegno e' stato depositato per la protezione della proprieta' intellettuale e viene presentato alla discussione con esperti attraverso una Scuola Pilota. La Scuola Pilota mira a testare un nuovo approccio alla Scienza in Diplomazia, dove i fondamentali delle scienze umane e delle scienze umane saranno analizzati al fine 1) per identificare quali messaggi sono salienti nei consigli scientifici alle decisioni politiche, 2) per identificare come la scienza può supportare a livello operativo processi negoziali, 3) promuovere l'introduzione di un metodo scientifico nella diplomazia e aprire la strada a una comunicazione efficace tra le comunità scientifiche e diplomatiche.

La Scuola Pilota ha affrontato la complessità dei sistemi nel loro complesso (non solo ambientale, economico, industriale, culturale, ma anche socio-relazionale), i limiti e le opportunità che un approccio scientifico può offrire, la capacità di discernere tra lobby, fatti, previsioni e percezioni, la valutazione tra consenso, impatto e fattibilità delle azioni da adottare. Ai partecipanti e' stato chiesto di co-progettare e valutare un portfolio di formazione per diplomatici e personale coinvolto nei processi decisionali. L'evento si e' svolto a Gaeta dal 5 al 7 giugno 2019, con la partecipazione di circa 20 scienziati e 20 rappresentanti del mondo diplomatico o della negoziazione multi-laterale.

Sono stati quindi organizzati diversi corsi di formazione e presentati anche ai rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, a Bruxelles il 21 gennaio 2020. Il modello di formazione e' stato indicato come percorso innovativo nell'ambito del progetto europeo S4D4C (using science for/in diplomacy for addressing global challenges).

L'obiettivo finale è aumentare la capacità di costruzione di una nuova generazione di diplomatici e personale coinvolti nei processi decisionali: non fornirà soluzioni ma permetterà di porre le domande appropriate per le valutazioni delle opzioni.